Ofelee fa’ el tò mestee

andrea 18 dicembre 2008 Miscellaneous

Lo so che si avvicina Natale e che dovremmo essere tutti più buoni, però questa devo proprio raccontarvela.
Nell’ambito delle interviste dell’Osservatorio Multicanalità (per chi ancora non lo sapesse, presentiamo i risultati il 29 gennaio 2009, le iscrizioni sono già aperte) mi imbatto in un’azienda italiana non certo top spender in advertising (in quanto ha budget sotto il milione di euro e la TV non sa neanche che cos’è) ed il cui media mix è già fortemente orientato al web con percentuali quasi da elezioni bulgare. Mi racconta che ha ricevuto una proposta dalla sua agenzia “tradizionale” di “reloading” della propria strategia di comunicazione e me la fa vedere (non c’erano quotazioni economiche naturalmente, il perchè ora lo capirete…). La presentazione era una comica e sembrava il mash-up (il copia e incolla da Internet e anche da nostre presentazioni, che onore…) di paroloni di cui è ormai obbligatorio che anche un’agenzia tradizionale sappia il significato: social networking, feed rss, QR Code, podcasting, creare pagina con video e foto degli utenti, fare il corporate blog, widget, widset, blogtracking, ecc. La parte più comica era quella legata al QR Code, in cui non si diceva da nessuna parte che occorre costruire un sito .mobi o una landing page sul Mobile Internet ottimizzata.
Risparmio altri dettagli.
Mi viene solo un dubbio, se l’azienda in oggetto avesse detto: ok si fa tutto quello che l’agenzia ha scritto in tempi rapidissimi, quale sarebbe stato il risultato? Forse l’agenzia avrebbe dovuto ricercare di corsa freelance o smanettoni a basso prezzo in quanto la tecnologia è una commodity e quello che conta è l’identità di marca?
E la progettazione di un’esperienza seamless e multicanale dove la mettiamo?
Tutto ruota attorno a fattori moda, possibile che ad ogni ondata ci ricadiamo sempre?

Andrea Boaretto

*Ah per i non milanesi: ecco la traduzione del titolo “pasticciere fai il tuo mestiere”, qui altri dettagli

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8 commenti

  1. E’ una delle tante testimonianze di superficialità. Un male che affligge il mondo della comunicazione da prima di Internet, ma che oggi si rende terribilmente palese proprio in virtù delle dinamiche conoscitive di Internet stessa. Alla fine non mi preoccuperei molto. L’agenzia X vincerà il budget, arrancherà, fallirà probabilmente, perderà credibilità e il mercato farà il suo lavoro: la sostituirà “evolutivamente” con qualcuno in grado di mantenere, non di promettere.

    Segnalo a proposito questa intervista di Marchionne che parla di affidabilità che prevale sulle vane promesse.

    http://www.alfonsofuggetta.org/?p=4127

    SEQUEL

    Dopo qualche anno l’agenzia 1 acquisisce coi budget della casa madre l’agenzia 2 e si torna alla quiete dopo la tempesta :-) Le crisi servono a fare pulizia dei rami secchi e introdurre un po’ (non troppa, sia mai…) di innovazione.

  2. Kristian scrive:

    Ciao Andrea,
    Viviamo in tempi in cui siamo testimoni di una e-voluzione istantanea. Chiamiamola ‘instant Darwin’.
    I vechi criteri di sopravvivenza valgono anche per il mondo online e tante aziende hanno difficoltá nel prendere le loro decisioni. Agenzie tradizionali non sanno come tenere il passo e prese dal panico propongono tutto quello che hanno sentito dire. Anche per i marchi vediamo che non hanno tempo per rimanere all’altezza di tutti i nuovi sviluppi e si bloccano completamente.
    Non per niente si vede che il mercato di avvisi (knowledge) si stá ampliando notevolmente. Anche li putroppo si trovano parecchi ciarlatani.

    Qui in Olanda, mercato dove noi operiamo, abbiamo gli stessi problemi, per questo possiamo quasi concludere che tutto il mondo é paese.

    Sinceramente trovo che sia nostro compito di dover aiutare i nostri clienti net trovare la giusta via, non per niente siamo professionisti in questo campo e se io fossi te, non mi farei troppi problemi. ‘Instant Darwing’ alla fine risolve tutto.

    Una domanda all’Italia ;-)
    Cerchiamo collaborazioni con ‘trend agencies’ in Italia. Se qualcuno é interessato si faccia sentire!

    Saluti da Amsterdam.
    Kristian

  3. La via della conversazione a rischio seeding
    Sarà che ho appena finito di cercare di dissuadere l’ennesimo cliente che ci ha chiesto di fare seeding (lo spiego dopo) e di pianificare una serie di interventi nei “blog dove c’è il nostro target”, che mi prendo due minuti per scrivere. Ban…

  4. A volte i numeri dicono tutto su certi fenomeni.
    A guardare i dati di paludate e se-dicenti pmpose e pompate web agency si capisce subito che sono dei veri esperti nella produzione di “cartonati” (per i non milanesi trattasi di pagine web assemblate tanto per farsi dare dal committente i soldi dello stato d’avanzamento lavori).
    Se poi si guarda ai numeri, quali fatturato e addetti, si scopre che 5 persone 5 dovrebbero gestire la comunicazione web di una local branch di una multinazionale o di una delle nostre multinazionali “tascabili”.
    Nel nuovo mondo si stanno ripetendo le logiche degli inizi dell’informatica: un sacco di improvvisati improvvisatori che di marketing non sanno niente.

  5. Mat scrive:

    Caro Andre,

    Ti pensavo proprio in questi giorni in cui mi sono imbattuto in un fenomeno contrario: il professionale “tradizionale” che al posto di comprendere un nuovo modo di comunicare, parallelo ma non sostitutivo rispetto ai video pubblicitari delle case più blasonate, lo denigra utilizzando come metro di giudizio i canoni di valutazione classici (la tecnica, la qualità degli effetti, lo stile, etc.)
    In questo caso non è il classico che cerca di imitare il nuovo ma il classico che giudica il “nuovo e diverso” di un “nuovo” prodotto comunicativo senza riflettere sull’efficacia.

    Credo che il 2.0 permetta mille libertà ed interpretazioni della comunicazione e che al posto di denigrare e giudicare dall’alto sia il caso di osservare di misurare e di sperimentare nuove strade alla luce di un faro unico: l’efficacia.

    Il tradizionale che imita o che giudica credo siano due facce di una stessa moneta..una moneta che rappresenta “la lira” e che ormai poco può sull’”euro” del 2.0, del realoading e di ciò che verrà.

    Un abbraccio,
    Mat

  6. marco mantovani scrive:

    Andrea…metti il dito nella piaga!
    mi ritrovo da tempo e sempre più di frequente davanti a situazioni simili a quella che illustri o peggio…
    Es.; notissima agenzia con relativa webagency mi convoca per “affidarmi la parte tecnologica di un lavoro multimediale su noto cliente” senza dirmene il nome. Vengo allineato su un folle progetto web/mobile/datamatrix/BT e chi più ne ha più ne metta, veramente senza senso logico e tecnico… dico di lasciar perdere che la cosa più drammatica “sarebbe sentirsi dire OK dal cliente!” Pochi giorni dopo mi chiama il boss di una multinazionale, mio cliente consolidato; mi dice “mi hanno proposto un progetto che sembra bellissimo,… perchè non ci hai pensato tu?”. In virtù del rapporto di fiducia, riesco a smontare gli entusiasmi, dissuadendo la multinazionale dal bruciare investimenti (e tutto quello che ne conseguirebbe) in una cosa irrealizzabile anche legalmente.
    Ci metto poco a capire 2 cose: a) l’agenzia ha fatto un gigantesco minestrone dei miei input, imbozzolandoli in un bel PPT, ovviamente senza costi esposti, “per vedere di nascosto l’effetto che fa. b)se ne è allegramente fottuta dei miei warnings, anzi!!
    Richiamo l’agenzia e spiego loro che sono dei pazzi pericolosi, documentando i fatti: morale? “tagliato” dall’elenco dei fornitori.
    Io sono felice così, ma pensate non troveranno qualcuno (smanettone da scantinato) pronto ad assecondarli nel disastro, bruciando il terreno a tutti noi?
    Ripeto, parliamo di un nome stranoto con decenni di attività alle spalle….. :)

  7. Dario scrive:

    Ciao Andrea,
    in effetti si trova di tutto e si sente ancora di più riguardo i temi da te citati.
    Proprio riguardo il mobile barcoding negli ultimi mesi sta venendo fuori di tutto a livello di interesse, di domanda e di offerta…e gli aspetti più divertenti, logicamente, sono legati all’offerta.

    Ad oggi l’unica vera esperienza italiana è stata quella di RSC/Gazzetta e, per conto mio, non è stata così ben progettata e proposta.

    Quando sento confondere il 2d barcoding con la codifica QR o, assimilare quella Datamatrix con la definizione dei contenuti prodotta da Semacode mi viene la pelle d’oca.

    Ma è bello così.

  8. Manlio scrive:

    Ciao Andrea, che dire. E’ talmente assurdo che porta a sorridere amaro. E’ la conferma che i confezionatori di “fuffa” sono sempre in agguato. Tuttavia è pure vero che anche le aziende (sebbene di piccole dimensioni) si nutrono ancora di incompetenze e mostrano una disarmante “lack of knowledge”. Quindi si fanno “incan(r)tare”.
    Per certa organizzazioni conta di più il fattore moda; a dispetto dell’esecuzione e degli obiettivi di brand equity (e talvolta di business). Pochi (anche tra i consulenti) sono in grado di selezionare e proporre idee e proposte coerenti con una “long term strategy”. Tutti sono bravi e buoni per “riempire” charts e meetings di tecnicismi e terminologie di cui non conoscono l’applicazione tecnica; ancor più grave è tuttavia l’incapacità di sapere determinare quali sono i vantaggi/svantaggi di ogni implementazione. Triste. Ma vero. M.

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