Settimana scorsa ho intervistato una persona di un centro media importante che mi ha raccontato le loro iniziative “non convenzionali” (ovvero diverse dal classico advertising) su clienti global. “Abbiamo utilizzato il mobile come media inviando SMS e MMS ad una lista di utenti opportunamente profilata, abbiamo fatto concorsi instant win multicanali (web e mobile), inoltre utilizziamo molto i social media: Youtube, Myspace”. La mia curiosità mi ha spinto ad indagare meglio questo punto ma alla risposta “abbiamo fatto advertising online su Myspace per un grosso cliente nel settore telecomunicazioni“, mi ha colto un senso di smarrimento: i social media sono advertising media? Si è scritto molto a livello internazionale sul tema: ricordo articoli recenti con titoli del tipo “Advertising goes social” e molto si è discusso (e si discute ancora) sulle acquisizioni milionarie dei più famosi social network, ma mi pongo un forte interrogativo:
se il cliente reloaded (cluster che utilizza i social media) è anti-advertising ed è attivo e partecipativo sulla Rete e tende a aggregarsi attorno a comunità di interesse, perchè mai sarà interessato ad approfondire messaggi pubblicitari 1.0 (banner) o 2.0 (pubblicità contestuale)?
Con Fabrizio si è già discusso delle marche in Second Life, Giuliano ne discuterà pubblicamente con Venturi e Brenna il prossimo 23 ottobre, nel frattempo qualcuno riesce ad aiutarmi a chiarire il mio dubbio?
Avrei voluto chiederlo di persona agli amici di Conversazioni dal Basso che il 14 Ottobre ad Urbino celebreranno il Blog Awards 2007 ma con tutta probabilità non riuscirò ad esserci (nel frattempo ho messo la candidatura di questo blog, si sa mai che riesca a liberarmi…)
Andrea Boaretto
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7 commenti
Quale tipo di adv eventualmente può esserci all’interno dei Social? Personalmente credo che debba esserci un “ripensamento di paradigma” da parte delle aziende nell’interpretare l’adv on line. A 360°. Soprattutto a seconda del luogo – quindi del momentum – che si intende utilizzare quale medium. Di per sé la pubblicià on line è in perenne mutamento, ed è per questo che và affrontata in maniera più fluida del suo stesso essere.
Ho partecipato questa mattina ad un convegno proposto da D&V (gruppo Sole24Ore) in cui Lazzari ha parlato di S.L.
Sono sorti numeri interessanti che danno una visione più chiara del fenomeno.
Gli utenti, che oggi sono 10ML,sono per la maggior parte non attivi (non passano ore su SL con il loro avatar). Solo il 20% di loro infatti si può definire un abitante di SL. In Italia sono 2.000 circa.
Unendo questi numeri ad altri relativi ai BLOG ed al 2.0 in generale, si vede come la vecchia e vetusta ADV sia ancora uno strumento da utilizzare per raggiungere i target.
Non solo ADV tradizionale, certo, ma nemmeno zero assoluto.
Ho lasciato i miei appunti nel mio blog, se qualcuno della mkting reloaded community ha voglia di farci un salto li trova li.
Quello che credo è che ci sia parecchia nebbia intorno ai concetti 2.0.
Da un recente ricerca comparsa oggi sulla daily news di “Linea EDP” (rivista settore IT), emerge come il 2.0 sia un concetto che incomincia a girare ora nella testa dei manager europei.
I dati però (che trovi nel post su “Nostradamus” sul mio blog) indicano come le percentuali di professinisti interessati ai fenomeni 2.0, ed in particolare ai blog, sono ancora basse.
Un mese fa ho letto un articolo in cui si diceva che il 57% delle aziende italiane sente il bisogno di capire di più del 2.0.
Morale: credo sia normale che ci siano ancora concetti sfuggenti e quindi un’azienda come quella intervistata da Andre può essere che faccia dichiarazioni che agli esperti lasciano qualche dubbio.
Personalmente credo che l’adv possa assumere nuove forme e non sia rigettata dai clienti reloaded. Concordo però con Luca nel sostenere che si deve utilizzare l’adv in modo trasparente e non subdolo. Il 2.0 il “subdolo” non lo perdona…questo è uno degli aspetti più forti del 2.0.
L’evoluzione digitale e partecipata dell’adv e del passaparola tradizionali ?
Il web è uno spazio fatto di comunicazione e come tale può ospitare sia pubblicità tradizionale (nella forma dei banner, etc) sia il passa parola. Ma come si differenzia il passa parola dalla pubblicità? Alla fine se vai a guardare la cosa analiticamente l’unica differenza è che la pubblicità è fatto attraverso un mezzo di comunicazione di massa, il passa parola no. Il problema è che questa distinzione non regge più nell’epoca dei mezzi di comunicazione di massa per le masse. Quando parlo di un prodotto sul mio blog (in modo trasparente) sto facendo pubblicità o passa parola? Il punto è che qui, come in altri casi, l’accesso di massa ai mezzi di comunicazione di massa scardina molte delle distinzioni tradizionali.
Probabilmente non è advertising in senso classico. Forse più coinvolgimento e informazione. In questi termini credo che non ci sia rigetto
Va da sé che tali operazioni devo assolutamente essere condotte con trasparenza, altrimenti è la fine.
Non mi sembra che i “clienti reloaded”, o utenti dei nuovi media sociali, siano per forza di cose “anti-pubblicità“.
Anzi, mi sembra che siano interessati a partecipare attivamente a messaggi pubblicitari contestuali all’interesse delle comunità attorno alle quali sono aggregati.