L’accesso libero ai social network aiuta a lavorare meglio? Giuliano Noci a Radio Montecarlo

andrea 7 settembre 2010 Audio, Comunicazione integrata, Multicanalità

Il tema è molto dibattuto e anche i giornali dedicano spesso spazio al tema, ovvero se lasciare o meno l’accesso ai dipendenti ai social network. Dalla mia piccola esperienza ne ho viste di tutti i colori, da accesso bloccato in maniera tassativa (e io ai corsi a cercare di spiegare loro cos’è Twitter…), da vere e proprie ore d’aria (pausa pranzo o dopo le 19) dedicate a Facebook, a dipendenti smart che usano lo smartphone solo per accedere a Facebook perchè in ufficio è vietato, a realtà come la nostra in cui è fisiologico passare tempo su questi aggeggi e anzi sono spesso utili (vedi Twitter e paper.li ) anche come strumenti di lavoro e formazione, mentre qualcuno ha proprio il mandato di animare le varie pagine sui social network dell’azienda.

Se poi chi fa ricerche trova un caso emblematico come Lago, azienda citata ormai da tutti coloro che si occupano di enterprise e marketing 2.0 come caso italiano per eccellenza, è facile finire sul Corriere con titoli provocatori come “Facebook in ufficio, sale la produttività

Giuliano recentemente è stato intervistato sul tema a Radio Montecarlo, qui di seguito l’audio dell’intervista.

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Come emerge chiaramente il vero tema riguarda la cultura aziendale e la tipologia del modello di business di cui l’impresa si sta dotando. Ne avevamo già parlato qualche mese fa proprio circa la necessità di rivedere il modello di business nonchè già qualche anno fa sulla differenza tra l’impresa reloaded e l’enterprise 2.0.

Se appunto l’azienda fa il salto quantico e rivede il modello di business, allora l’accesso libero ai social network è condizione necessaria e sufficiente e anzi rappresenta uno strumento di lavoro quotidiano. Su questo tema si era ben espresso Gianluca Diegoli nella sua tesi 37

E’ giusto bloccare l’accesso al web e ai social network in azienda, se non avete intenzione di partecipare alla conversazione nei prossimi dieci anni – oppure se preferite spendere più avanti cento volte il costo del tempo utilizzato in rete dai vostri dipendenti in formatori e consulenti, che gli insegneranno ciò che avrebbero potuto imparare da soli.

Ovviamente è sbagliato generalizzare e molto spesso sta alla responsabilità del singolo.  Come sempre vi lascio un po’ di domande…

  • Che differenza c’è tra un cazzeggio di 10 minuti 2 volte al giorno su Facebook e un’equivalente pausa caffè o sigaretta?
  • Qualche anno fa anche l’accesso ad Internet in generale in molti uffici era limitato, il messanger bannato, ecc.:  quindi solo questione di aggiornamento degli strumenti? Fra un po’ ci saranno titoli di giornale “Vietato l’iPad in ufficio?”

Andrea Boaretto

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