Durante il periodo estivo ci sono stati un bel po’ di articoli sulla crisi di Second Life: pochi veri abitanti e molti milioni di dollari spesi per piazzare le marche sulle isole, nelle strade, nella vita sociale, negli avatar…
E’ la fine dei mondi virtuali?
Il web 2.0 e il web 3D hanno già finito la loro breve vita?
Leggendo questi articoli e commenti mi sono ricordato di un bellissimo saggio di Kozinetz, uno dei primi etnografi del Web dal titolo “Can Consumers Escape the Market? Emancipatory Illuminations from Burning Man”. L’avventura di Second Life è quella della nascita di una nuova società interamente basata sul web. Le società diventano forti quando riescono a creare una propria cultura, dei valori condivisi delle proprie credenze e un proprio modo di concepire la comunicazione.
Ma chi vorrebbe vivere in un posto dove conta solo perchè è un consumatore, dove, come nella vita reale, è rincorso ad ogni angolo di strada (virtuale in questo caso) da messaggi pubblicitari, dall’invadenza di marche, personaggi, eventi che cercano di spiarlo, di capire quanto può valere, quanto è rappresentativo di qualche bislacco cluster di clienti?
Tutto questo è avventuto durante il formarsi della comunità di Second Life e nel momento del suo sviluppo, quindi in uno dei momenti più delicati nella vita di una comunità.
Il marketing ha ucciso il primo mondo interamente virtuale…Come si può fermarlo prima che uccida ancora?
Fabrizio Maria Pini
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16 commenti
Per adesso ti dico fai un giro su Blogbabel e http://it.blogbabel.com/ e guarda i parametri che utilizzano.
Nei prossimi giorni magari dedico un post su questo tema
Andrea
Andre,
il successo di un blog come lo misuri?
Visite, comments o altro?
Io a questo punto direi forse che Visite è il parametro più significativo.
Voi che dite?
@ Mat: provo a risponderti io.
La blogosfera segue la ben nota “legge dei pochi” di Malcom Gladwell, ovvero esistono pochi influential player che contribuiscono attivamente alla diffusione del messaggio.
Inoltre occorre considerare che esistono diverse tipologie di utenti: chi consulta i blog per informarsi, chi ci capita per caso attravero diverse chiavi di ricerca (io mi diverto un mondo ad analizzarle), chi legge e contribuisce attivamente (spesso sono altri blogger).
Per vostra informazione nell’ambito dell’Osservatorio Multicanalità stiamo studiando su panel Nielsen anche queste dinamiche naturalmente correlate al processo di acquisto
Andrea Boaretto
Spaziando nel 2.0 al blog, come mai secondo Fiora, e secondo tutti voi che leggete, ci sono così pochi “comment” rispetto al numero delle visite?
ne sto gurando tanti di blog per studiare il fenomeno in generale e nel 90% dei casi tante visite (dal mio punto di vista di blogger in erba) e pochissimi comment.
Perchè secondo te?
Cadine-mat
Sì, certo. Sono consulente e docente di comunicazione.
F.P.
Fiora, ma tu esattamente di che ti occupi, se di può sapere, nella vita?
Dato che siamo i due fan più accanti di questo blog ero curioso di avere una idea più precisa di cosa ti avvicina al marketing.
In fondo 2.0 è anche community e è sempre interessante sapere chi fa parte delle community a cui prendi parte.
Io mi presento direttamente tramite questo link
http://information-technology-in-blu.blogspot.com/
Al prossimo post,
Mat (Cadine)
Sono pienamente d’accordo con Cardine.
La publicity – se si riesce a ottenerla – è preziosissima per le aziende. Per parlare di eventi della seconda metà del novecento, noti a livello mondiale, pensiamo all’annuncio della fine della vecchia Coca-Cola e del lancio della New Coke. Una publicity che ha fatto storia! E – diciamo – non si seppe esattamente se sia stato un colpo di genio di marketing o un “incidente” trasformato in straordinaria opportunità. (Lo ricordo perché sono una studiosa di Coca-Cola, nonchè scrittrice internazionale ufficiale del libro sul centenario della bibita, 1986).
Quindi, intanto, giustamente, va sfruttata l’onda di S.L.
Fra i casi di successo, ricordiamo il Battesimo della nuova Ammiraglia di Costa Crociere – Costa Serena – che è stato fatto in contemporanea nella realtà e nel mondo virtuale. Ha avuto un’eco su media e web notevolissima.
Grazie, Fiora Palazzini
ho appena intervistato Matteo Punzo di Gabetti e entro un mese pubblicherò l’intervista sul sito della mi azienda.
150.000 euro è la cifra che mi è stata comunicata e che verrà resa pubblica tramite l’articolo.
Non male come “risparmio pubblicitario”. In realtà i ritorni non sono da misurarsi in questo caso nei soli 150k.
Non esistono probabilmente ADV in grado di dare una visibilità tale alla Gabetti. Quindi non solo un “risparmio” di spesa pubblicitaria, ma un ritorno non ottenibile con lo stesso investimento tramite altre vie.
Il solo parlare di SL da risultati incredibili. Se andate su http://www.ingrammicro.it trovate in “InFormati con…” una intervista ad un giornalista IT che parla di SL ed IT. Bene, so per certo che quell’articolo ha ricevuto una quantità enorme di visite rispetto a qualsiasi altro banner commerciale del sito.
Ingram vende IT, ma parlando di SL ottiene un boom di visite…solo parlandone…incredibile.
E’ l’effetto SL, che torno a ripetere, ha riscontri in questo momento off line.
Per ora…ma anche secondo me è la moda del momento e basta. Ma fin che c’è…sfruttiamola!
Sono d’accordo con il ocncetto che, tutto sommato, vien fuori dai diversi commenti: non si e’ ancora trovato il corretto uso pubblicitario di SL.
Certo sia ha una grande eco sull’OFFline con investimenti in SL, ma non puo’ essere tutto qui.
Per ora SL è terreno di sperimentazioni pubblicitarie…di possibilità e alternative ce ne sono davvero molte.
penso che la soluzione sia un mix di permission ed entertainment.
e sono sicuro che un nuovo mondo virtuale fatto di invasioni pubblicitarie e popoli di consumatori sia soltanto un INCUBO!
I ritorni di immagine di Gabetti attraverso l’iniziativa su Second Life sono stati misurati in termini di “advertising equivalence”. Per riservatezza non divulgo il dato fornitomi ma è un buon risultato.
Il tema di fondo è quanto potrà durare l’effetto mediatico sulla novità di Second Life e dei diversi brand italiani e internazionali che sbarcano su questo mondo? Affari e Finanza di Repubblica pubblica più o meno ogni settimana un articolo sul tema, idem altre testate sia nazionali sia specialistiche. E’ sufficiente fare i conti con queste evidenze o ci deve essere qualcosa di più e di più duraturo per giustificare un approccio ai mondi virtuali?
Andrea Boaretto
Secondo me il rumore che si crea intorno alla’apertura di una attività su SL è tale da ripagare l’ivestimento pioneristico. E’ off line che si hanno probabilmente i riscontri maggiori di investimenti contenuti su SL. In fondo, al di la di chi vive tramite l’avatar su SL, anche mia madre, non avvezza a tecnologie e affini, sa di che si tratta e sa che la Gabetti…
Che ritorni di immagine ha avuto SL per Gabetti rispetto allo stesso investimento effettuato tramite azioni di marketing tradizionale? Tra ADV e SL forse il ROI per Gabetti è stato maggiore con SL. E per la proprietà transitiva anche altri potrebbero replicare il successo di Gabetti
Mi aggiungo alle riflessioni.
Perchè il marketing non si chiede più in profondità per quali veri motivi molte persone (non le milionate che ci hanno fatto credere) passino parte del loro tempo in un mondo parallelo con una diversa identità? Forse se si analizzassero tali motivazioni e si studiassero i comportamenti delle persone e delle comunità presenti in Second Life si eviterebbero progetti pionieristici in cui dopo l’evento di lancio, l’isola o lo spazio virtuale rimangono lande desolate
Cosa ne dite?
Andrea Boaretto
Forse è vero, la vita delle persone non è più una sola ma è la somma delle diverse vite on e off line che si possono sperimentare (forse il caro vecchio Gibsono aveva ragione nei suoi libri…Come dimenticare l’intreccio tra mondi reali e artificiali in Monna Lisa Cyberpunk?) o forse i mondi virtuali sono un momento di passaggio verso altre forme di commistione reale-virtuale…Ma, dato il contesto, ci sono forme meno colonizzatrici di fare marketing all’interno di comunità o per meglio dire società virtuali? Non è possibile un approccio più dal basso? Magari fornendo agli abitanti di questi mondi gli strumenti per costruire il loro mondo nuovo (brave new world..), piuttosto che invaderlo con artefatti già confezionati?
Sl è un fenomeno che in realtà è legato si al concetto di virtuale, ma altrettanto al concetto di reale.
Ho avuto la possibilità di fare interviste e di confrontarmi con giornalisti del settore It e con palyer, tipo gabetti.
Quello che emerge è un fenomeno di investimenti in SL per avere ritorni (economici, di visibilità, di buzz, etc.) nel reale. Forse è, in questo momento, una nuovo e potente canale comunicativo.
Se apri su Sl qualche attività e sei una azienda nota nel reale probabilmente avrai articoli, blog, etc che parleranno della tua iniziativa GRATIS (vedi gabetti).
Poi c’è tutto il business legato alle soluzioni software (la voce degli avatar, etc.) che è assolutamente reale.
La mia domanda è: quanto durerà SL e quali sviluppi avrà questo fenomeno?
Non sarà che la vita “vera” sta assomigiando sempre di più ad una fantasia futurista virtuale?
F.P.
credo che l’idea dietro a Second Life sia valida, ma come tante idee, richiedono poi del perfezionamento del mercato per diventare qualcosa di utile. C’è stata molta fuffa intorno a SL, in particolare da parte di gente (i media in generale) che non ci capisce niente e ai quali piace parlare del “futuro”. Cosa verrà fuori? Ovviamente non lo so, ma mi immagino la sua applicazione a servizi tipo il settore bancario (invece di andare allo sportello , accederò a quello virtuale ed interagirò con il loro avatar), moda (di prodotti acquistabili online tipo camicie, ecc). oggi il mondo virtuale è già una realtà nei giochi tipo Warcraft…