Negli Stati Uniti, nel primo trimestre 2007, Nielsen stima in più di 33 milioni gli utenti che hanno navigato su Internet utilizzando il proprio telefonino, e almeno 8 milioni quelli che hanno guardato un video su un totale di circa 230 milioni di utenti mobili.
Inoltre almeno il 7 per cento degli utenti di età compresa tra i 18 e i 34 anni ha guardato programmi tv via mobile e circa il 55 per cento degli utilizzatori di cellulari con funzionalità video è maschio, intorno ai 35 anni con reddito pari o superiore ai 75 mila dollari annui.
Questi dati di uso del mobile negli USA indicano una predisposizione verso la convergenza e la ricerca da parte degli utenti di una cosiddetta seamless experience, ovvero di esperienza senza giunzioni nel passare da un media all’altro.
Ad esempio il recente accordo tra YouTube Mobile e Vodafone va in questa direzione: si soddisfa un bisogno dell’utente di caricare direttamente online contenuti video prodotti con la fotocamera del telefonino e di condividerli con amici e familiari.
Siamo, quindi, di fronte ad una tendenza ormai sicura: servizi Web 2.0 di produzione e di condivisione dei contenuti andranno sempre più anche sul canale mobile; in più se si aggiunge la percezione di oggetto personale e di abilitatore alle relazioni del cellulare, il passo verso il mobile social networking è brevissimo.
Nell’attesa di evidenze e riscontri sul mercato italiano da parte dell’Osservatorio Mobile Marketing & Services circa gli impatti delle tecnologie mobile sul processo di marketing, penso che anche il marketing potrà ricaricarsi sul canale mobile e sfruttare le interazioni peer to peer e meccanismi di contagio virale per creare awareness della marca e meccanismi di coinvolgimento più profondo del cliente (engagement).
Andrea Boaretto
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