Durante un corso di formazione ormai storico per l’azienda in oggetto con cui ormai sono molti anni che collaboriamo, c’è un momento particolare in cui arriva il loro Direttore Marketing a fare una testimonianza e a lanciare i temi dei progetti che durante il laboratorio della durata di un anno i partecipanti devono svolgere. I temi riguardano, guarda a caso, il marketing multicanale e l’azienda è un noto retailer.
Il momento è particolare e noi lo chiamiamo “show” in quanto la persona in oggetto fa un vero e proprio show di espressioni colorite e di forte motivazione ai suoi e in cui anche noi impariamo tante cose.
Durante uno di questi show stavamo parlando dei new media, e come spesso faccio, io dico che piuttosto che utilizzarli male replicando logiche vecchie sui nuovi media, meglio lasciar perdere e come esempio si stava parlando di Twitter ove l’azienda era recentemente sbarcata.
Il Direttore Marketing a quel punto per rafforzare il concetto ne è uscito con una frase memorabile che per noi ormai è un nostro tormentone, in quanto, parafrasando un po’ il poeta, di fatto mette a confronto un pittore che usa il martello per appendere alla parete un bel quadro e Tafazzi (chi non sa chi sia guardi il video qui sotto)
| Pittore | Tafazzi |
![]() |
Ecco al frase: “Non esistono mezzi buoni o cattivi o mezzi migliori di altri, per capirci i mezzi sono strumenti, quello che importa è l’uso che ne fai. Pensate ad esempio ad un martello, non è buono in sè, dipende come lo usi, puoi usarlo per piantare un chiodo al muro e appendere un bel quadro alla parete e tutti sono felici, oppure per darti le martellate sui c…. Sta a voi la scelta, l’utilizzo intelligente dei mezzi è ciò che distingue l’uomo dalla bestia“.
Ovviamente non si può che concordare, ed il tema si lega anche alla misurazione e al ROI, non a caso Fantozzi e Tafazzi hanno qualche assonanza e tratto comune.
Non vi pongo la domanda se sei un pittore o sei Tafazzi, ma un po’ di punti di attenzione:
1. anche se usi il martello per appendere il quadro al muro, occhio che puoi pestartelo sul dito, non è come Tafazzi, ma fa comunque male…
2. ok sapere usare un martello, ma hai un bel quadro da appendere al muro oppure appendi stampe acquistate al mercato o che ti hanno regalato come regalo riciclato a Natale? (fuor di metafora, hai validi contenuti?)
3. quanti quadri puoi appendere al muro? e di che tipo? crei qualche percorso artistico di senso o fai il riempimento a caso? (fuor di metafora, sai creare un progetto di senso e legami esperienziali tra i canali ed i contenuti ?)
Andrea Boaretto



2 commenti
Attenzione a sottovalutare la fenomenologia del Tafazzi, che non a caso è propugnato dai suoi inventori (o meglio da chi ha tratto ispirazione da Tafazzi il terrore degli Spazi per sviluppare questo capolavoro) come lo “zero comico assoluto”. Si autoflagella, ma ne trae piacere, popolarità, successo. E noi ce ne sollazziamo.
Un’impresa che utilizza i social media per mettere in pubblico le proprie debolezze, i propri limiti, le proprie fragilità, ovvero per flagellarsi, utilizzando la logica tradizionale della promozione e della difesa ad oltranza, non è che in fondo in fondo si umanizza? Non è che in fondo è più etica e trasparente? Non è che in fondo diminuisce il proprio profilo di rischio reputazionale? Non è che in fondo, mostrandosi per quello che è si crea una reputation ben più solida?
So bene, Andrea, che fai riferimento all’uso cattivo del mezzo e non tanto allo scopo d’uso del mezzo (che in quanto mezzo, come dice il Direttore, ha senso d’essere solo se è funzionale al raggiungimento di un fine), e quindi sono parzialmente off-topic, ma credo che non necessariamente le stampe riciclate descrivano la personalità di un marchio peggio di Guernica: dipende da quanto le stampe mi rappresentano, ma anche dall’arredamento della stanza (toh, la multicanalità che si mischia al capitale reputazionale: e chi l’avrebbe mai detto?) e dalla strategia con cui appendo i quadri (qualcuno ha detto modello di business?).
Ciao
Metafora molto efficace!!