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Finalmente e anche grazie a Luigi Terzi (che oltre ad occuparsi di proximity marketing nella pubblica amministrazione ha la passione per i video…) sono disponibili i video di tutti i relatori al convegno “Marketing Reloaded: slogan o vero cambiamento?” del 30 marzo scorso, oltre al ben noto video di Matrix sulla scelta tra la pillola rossa e la pillola blu.
I video sono un po’ pesanti, anche se li abbiamo ridotti a massimo 10 minuti l’uno, per cui portate un po’ di pazienza se si impiega qualche minuto ad aprirli.
Per vederli tutti assieme potete in alternativa interrogare Google video con la chiave di ricerca “marketing reloaded”
Andrea Boaretto
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12 commenti
Ciao Giovanni,
concordo sul fatto che teoria e realtà non sempre riescono a trovare punti di incontro per dar vita ad organizzazioni adeguate. Quello che penso è che lo scenario attuale, nei diversi settori, presenti una sola certezza: il cambiamento.
L’unico requisito che l’organizzazione di una azienda deve per forza sviluppare quindi per sopravvivere nel medio lungo è la flessibilità. Essere un camaleonte è la strategia che paga in un mondo che cambia di continuo. Quindi penso che debba essere, nel caso specifico del discorso di cui siamo dibattendo, l’attuale marketing communication manager ( o similari ) che in ogni azienda deve allargare le sue competenze per presidiare C2C e C2B. Aggiungere risorse in settori che richiedono incrementi di produttività è forse utopistico e l’incremento delle competenze è quindi d’obbligo per manager che tengono al proprio posto. Quindi probabilmente il 2C manager diventerà chi già oggi segue la comunicazione/marketing.
Ciao Cadine,
in effetti presidiare questo nuovo canale presupporrebe avere competenze attitudini proprie di una figura professionale distinta ed autonoma. Ci arriveremo?
In Italia è talvolta ancora abbastanza confusa la differenza di ruoli ed obiettivi fra Comunicazione, Media Relation e Marketing cosicché un’altro ruolo (il C2B Manager)che stia fra la Comunicazione e il Marketing… confonderebbe ancora di più le acque, cosa ne pensi?
Grazie del post, a presto.
Giovanni
Grazie, guarderò.
Fiora Palazzini
@ Fiora
Il caso Cisco non è stato presentato al convegno anche perchè al 30 marzo si poteva solo raccontare il Cisco Expo in cui l’ad Stefano Venturi ha fatto condurre a Lele Dainesi una sessione dal titolo Noi 2.0 (se non ricordo male…).
Poi Cisco ha organizzato un aperitivo con 100 blogger italiani e ha ufficialmente assunto (a libro paga) Lele Dainesi (www.leledainesi.com) come blogger ufficiale.
Sulla rete ed in particolare sui blog trovi ben diffusa questa notizia.
Andrea Boaretto
Gentile Cadine,
mi sai dire qualcosa in più sul caso Cisco?
Forse nel convegno? non ho visto tutto.
(Sto per partire per le vacanze,scusate.)
Grazie mille,
Fiora Palazzini
Cortese Fiora,
convengo con la riflessione che hai fatto.
Credo che il 2.0 però sia un fenomeno che deve portare a rompere gli schemi del passato, sia come approccio al mercato, sia come approccio all’organizzazione ed alla comunicazione. Gli obbiettivi rimangono probabilmente gli stessi di sempre, da quelli economici a quelli finanziari, e l’ingaggio del cliente rimane la strada da perseguire. L’ingaggio però segue nuove modalità. Per questo servono figure che in azienda colmino le lacune conoscitive sui nuovi fenomeni illustrati al convegno e nel libro. Queste figure possono poi guidare in modo integrato team interdipartimentali, ma una specializzazione 2.0 ed una capacità di visione strategica sono requisiti fondamentali per questi nuovi team leader a cui va dato ampio spazio di manovra. C’è chi già è partito ad investire in questa direzione. Il caso di Cisco che porta a bordo il blogger Lele Dainesi.
Gentile Cadine,
a mio parere ritengo che il 2.0 sia un’opportunità ghiotta per il marketing, perchè alla fine offre nuovi canali e nuovi strumenti.
Però, sempre a mio parere, l’impresa deve aver già fatto un passo avanti, a suo tempo, nell’ambito della cosiddetta “comunicazione integrata”, e quindi essere in grado di creare team misti tutti sull’obiettivo.
Cordialmente,
Fiora Palazzini
Guardando i Video di Pola, si è accesa una luce nella mia testa. Se con il 2.0 si sviluppano il C2C e il C2B, nasce anche l’esigenza forte delle aziende di introdurre una nuova figura professionale che sia specializzata in questi fenomeni. Se questo è vero, probabilmente è la comunicazione la funzione aziendale in cui inserire questa figura ed è la funzione aziendale che assume un ruolo strategico sempre più chiave in azienda. Cosa ne pensate? E’ il momento del 2C Manager?
Gentile Fiora,
ti ringrazio per gli stimoli di riflessione che hai portato.
Ecco alcune mie riflessioni:
1. è vero che i blog crescono a ritmi vertiginosi e che ciascuno teoricamente può diventare autore, ma penso che ci sarà una naturale fase di assestamento, in quanto il continuous blogging è un’attività time consuming
2. come ha giustamente evidenziato Malcom Gladwell ne “Il punto critico”, vale la “legge dei pochi”, ovvero solo pochi sono veri influential player, e sono d’accordo che gli utenti sono capaci di filtrare ciò che non interessa
3. è vero che il “nuovo” spesso è visto e gestito come un “incubo”. Non a caso si parla di “impresa reloaded”, ovvero della necessità di rinnovare completamente l’impresa alla luce di una decisione di se e come e quanto aprirsi ai contributi del network di valore. (su questo tema torneremo a parlarne prossimamente)
Andrea Boaretto
Buonasera.
Intervengo perchè ho appena letto su Mediablog del Corsera questo post.
” Web 2.0: sogno o incubo?
Scritto da: Marco Pratellesi
Il Wall Street Journal ha avviato un interessante dibattito tra due esperti su “Web 2.0: sogno o incubo?”. L’esplosione di internet, soprattutto grazie ai blog e ai siti partecipativi come YouTube o Myspace, ha trasformato i lettori in produttori di contenuti. Oggi chiunque può fare giornalismo, video, foto o videoclip. Ma – si chiede il Wsj – questa democratizzazione dell’informazione è veramente il futuro della rete o piuttosto un incombente disastro?
Andrew Keen, autore di “The Cult of the Amateur: How Today’s Internet is Killing Our Culture”, sostiene che quando tutti rivendicano di essere autori non può esserci arte,né informazione credibile e quindi, alla fine, neanche un pubblico. Insomma, per Keen il Web 2.0 è l’incubo che finirà per sommergerci tutti.
David Weinberger, autore di “Everything is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder”, sostiene invece che gli strumenti del Web 2.0 permetteranno agli utenti di filtrare le infomrazioni ininfluenti facendo emergere quanto di buono e di potente c’è nell’informazione partecipativa.”
Quindi può essere sogno o vero cambiamento o – anche – incubo?
Non è del tutto sciocca, a mio parere, la domanda – anche se istintivamente volevo farmi una bella risata di fronte all’ “incubo” e ad un atteggiamento autoritariamente aristocratico che ha un sapore pre-sessantottino e corporativo o, più recentemente, a un certo snobismo lamentoso sulle radio private/libere e poi sulle tv commerciali/libere e recentissimamente sulla nuova tv dei reality – perché se vediamo tutto questo da un punto di vista dell’impresa può esserci più di un motivo per riflettere. O fare attenzione alle evoluzioni, per prendere i necessari correttivi.
E cmq se qualcuno di abbastanza autorevole pensa che sia un incubo, ci devo riflettere se non altro perchè l’ha detto. E forse non l’ha detto solamente per riempire pagine di giornale…
O può essere semplicemente che tutto diventa più difficile? per l’informazione e per il marketing? E’ solo questo? è il “solito” incubo del nuovo, oggi ancora più complesso da comprendere e gestire?
Cosa ne dite?
Cordiali saluti, Fiora Palazzini
Ti ringrazio.
Purtroppo abbiamo dovuto convertire i file video originali ad alta risoluzione in un formato più “snello” per consentire lo streaming.
Ottima iniziativa, come ottimi sono i contenuti. Forse la definzione video non è al top, ma in questi filmati sono i contenuti il vero valore. Adesso ci vorrebbe un bel audiolibro di mkting reloaded da ascoltare in viaggio con il proprio Ipod. Quello degli audio libri per il business credo sia un mercato che ancora deve esplodere in Italia…perchè non iniziare con una bella pillola “esplosiva” rossa?