Riporto con molto piacere una riflessione fatta dall’amico e collega Lucio Lamberti (che oltre ad occuparsi di controllo di marketing e marketing fieristico, ogni tanto ha spunti di marketing reloaded…) sul tema del brand hijacking (letteralmente “sottrazione della marca da parte delle comunità“) applicato al caso di Harry Potter.
Andrea Boaretto
Avrete letto senz’altro della psicosi collettiva per l’ultimo atto della saga di Harry Potter. Si parla di 8 milioni e mezzo di copie già vendute, code chilometriche davanti alle librerie anglofoni, ardite mosse di intelligence volte a non far trapelare nulla del testo, angosciosi interrogativi sul futuro del mago e di come noi Babbani (gli abitanti del pianeta Terra che ignorano l’esistenza dei maghi e della scuola di magia) avremmo potuto sopravvivere alla fine delle sue avventure.
Ho letto da qualche parte che tutti noi dovremmo ringraziare il mago inglese e la sua inventrice, Joanne Kathleen Rowling per i dieci anni di meraviglioso intrattenimento che ci ha regalato. Non sono un lettore di Harry Potter, ma so di letterati dal notevole senso estetico letteralmente rapiti dalle opere della Rowling, e quindi mi fido della loro opinione. Resto però altresì convinto che Harry Potter debba profondamente ringraziare i suoi lettori. E non parlo della fama e dei denari che ha portato alla sua creatrice. Harry Potter deve ringraziare i suoi fan perchè è grazie ad essi che è ancora vivo,e quindi ha la speranza di tornare sugli scaffali con qualche operazione-nostalgia o magari con un figlioletto da introdurre alla magia tra qualche anno.
Mi racconta una delle innumerevoli fanatiche del Nostro che la Rowling non abbia mai celato l’intenzione di concludere la saga con la morte dell’eroe, magari a mo’ di martire che salva il mondo. In passato, gli spoiler che annunciavano la dipartita di Harry Potter si sono sprecati, e poi, come sapete, di colpo ci siamo trovati con un lieto fine classico: moglie, figli e tutti vissero felici e contenti. Depistaggio mediatico? Forse.
Ma io vedo in Harry Potter un brand, e nei suoi lettori la brand community. E questa brand community si è rivoltata a un nuovo posizionamento o a una nuova azione fatta sul brand (la sua morte), forzando il manufacturer (la Rowling e la sua casa editrice) a cambiare strategia (nel nostro caso, il finale). Basti pensare alla petizione online per salvare Harry Potter.
In fondo è un po’ ciò che è capitato alla Apple quando ha cercato di lanciare un Mighty Mouse con due tasti, anzichè con il single-button che da sempre caratterizza la casa di Cupertino: appena si sono avuti i primi rumros si è scatenato un putiferio nelle community degli Apple-maniac. Il risultato? Single-button Mighty Mouse.
In gergo tecnico si parla di brand hijacking; e sebbene sia figlio di un fortissimo attaccamento alla marca da parte dei cliente, normalmente è un pericolo per le imprese, dal momento che toglie gradi di libertà e rende potenzialmente advocate negativi i clienti più affezionati.
E se anche Harry Potter fosse Reloaded?
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