A.A.A. Business Model cercasi…

andrea 13 luglio 2010 Comunicazione integrata, Mobile Marketing, Multicanalità

Sarà il caldo, sarà che l’età comincia ad avanzare (fra poco sono 33, gli auguri sono sempre graditi…i regali anche di più), sarà un po’ anche la continua frequentazione di Fabrizio…ma in questi giorni comincio ad avere la nausea di sentire sempre gli stessi discorsi su social media, Internet, Mobile, sugli utenti che crescono e sul ruolo sempre più importante che questi strumenti hanno nel processo di acquisto dei consumatori italiani e non.

Fin qui sono le cose che anch’io spesso vado a predicare (ultimamente quando si tratta di dare i numeri sono spesso richiesto e mi meraviglio come ogni volta ci sia sempre un sacco di gente che prende appunti…), il tema vero è: quindi cosa fare?

Da più parti si parla di social media marketing, di PR 2.0, di Mobile Marketing e ogni volta sento sempre la solita musica, “le aziende non capiscono, i centri media fanno i loro interessi e mettono i bastoni tra le ruote all’innovazione, Internet conta solo il 7% sul totale adv in Italia, il Mobile lo 0,2%, dobbiamo fare qualcosa per smuovere il mercato del digitale in Italia, mancano metriche condivise, occorre calcolare il Roi dei social media e il Roi del Mobile Marketing, ecc.(sugli ultimi temi sapete già come la penso…)”

Dall’altro si vedono e si sentono conversazioni sull’etica nell’approccio ai social network, che per alcuni sono media e per altri insieme di persone che cazzeggiano o si infervorano in discussioni (un mio collega chiama i clienti Reloaded “maniaci”); l’ultima in cui mi sono imbattuto è questa dell’amico Monty in cui si discute di una email (arrivata anche a noi, pazzesco, almeno guardate il blog prima…) in cui una società delle tante sta costruendo la rete di blogger per recensioni sui prodotti.

Da pochissime parti sento parlare, invece, di ridisegno complessivo del modello di business in cui la multicanalità diventa un asset, si pensa ad Internet e ai canali non solo come ulteriori canali di vendita, ma anche di relazione, utilizzandoli per quello che sanno fare bene e sfruttandone le caratteristiche peculiari (un pò ne accenna Gianluca qui parlando di banche), si pone al centro di tutto il consumatore e l’esperienza di marca, si ragiona per contesti e non per segmenti di clienti, si parla di giusto set di metriche non tanto per spostare cifre infinitesimali di budget da un medium all’altro, ma per avere una visione integrata e multicanale.

Sul tema della necessità di un nuovo modello mi sono recentemente confrontato in un post dell’amico Max in cui si commentava il noto libro dell’amico Paolo Iabichino (Invertising) e, prendendo dell’ “ingegnere”, se ne è usciti che “In comunicazione non esiste un modello da seguire. Non esistono istruzioni come nei mobili dell’Ikea. Esistono le intuizioni”.

Visto che di linee guida non posso parlare, chiedo allora a tutti quali intuizioni ci possono essere per poter fare veramente il “salto quantico” (termine caro all’amico Camillo) e migliorare l’esperienza del consumatore e le prestazioni aziendali.

Andrea Boaretto

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5 commenti

  1. giulia scrive:

    hai detto tante verità ma in particolare mi ha colpito ciò che hai detto sulle aziende:si concentrano solo sulla vendita invece di creare relazioni. il web offre molte possibilità ma siamo martellati da continui messaggi pubblicitari così invadenti che finiamo per non vedere nemmeno quelli che ci interesserebbero.come accade quando apriamo la posta e lo spam ci induce la tentazione di non controllare più la nostra casella

  2. simon scrive:

    Anch’ io come te trovo abbastanza ripetitive le riflessioni sui social media.
    Abbiamo capito che sono avolosi ed è il uturo ma iniziamo a spostare la conversazione su un piano più maturo.
    Bene, i social media sono il uturo ma…domani mattina quando entro in azienda cosa devo fare esattamente? come convincere il capo restio? come integro le attività dei social media nella più generale strategia di marketing? cosa guadagno e cosa rischio?
    Per esempio si parla sempre troppo poco dei rischi che apre questa inedita trasparenza: ne sa qualcosa la Sanofi Aventis che ha visto inondarsi la sua pagina Facebook dei post di una paziente indiavolata per la perdita dei capelli dovuta – secondo lei – ad un effetto avverso di un farmaco commercializzato dalla casa francese e non comunicato in modo chiaro.
    Tutte le domande che mi sono posto non hanno naturalmente delle risposte univoche ed universali: ogni azienda, ogni settore è un caso a sè.
    Ma delle linee guida possono e devono essere tracciate.
    Altrimenti rimane tutto molto astratto.

  3. Marco Bicocchi Pichi scrive:

    Vi segnalo per la vostra lettura:

    Long Range Planning,
    Volume 43, Issues 2-3,
    Business Models, April-June 2010

    • andrea scrive:

      Grazie Marco.
      Ostelwalder lo conosciamo bene e utilizziamo il suo approccio come metodo di lavoro. Grazie per questa segnalazione su Long Range Planning che andremo sicuramente a leggere. A presto

  4. Marco Bicocchi Pichi scrive:

    Il ragionamento intorno ai “Business Model” è un argomento che mi appassiona da dieci anni, e francamente parlando molti nemmeno sanno dare una definizione di cosa sia il famoso business model. Per questo motivo da quando ho trovato Alex Osterwalder in rete ho sviluppato una corrispondenza che ha portato all’accordo di collaborazione per l’Italia. Consiglio di cercare in rete, ormai è diffuso, dalla voce su Wikipedia alle presentazioni su Slideshare. Il libro “Business Model Generation” esce a breve per Wiley (dopo il successo della edizione autoprodotta). Per chi ha poco tempo rimane sempre molto valido l’articolo della HBR di Mark W Johnson, Clayton M. Christensen and Henning Kagermann “reiventing Your Business Model” .. ma Alex ha fatto un passo avanti anche se debitore dei sopra citati.

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