Durante l’evento dello scorso 17 giugno “La pubblicità è servita“, abbiamo parlato di alcune criticità e di possibili evoluzioni della filiera dell’advertising, traendo spunto dal questionario a cui hanno risposto 602 partecipanti all’evento e di cui nel post precedente vi avevo dato alcune anticipazioni. Trovate i grafici nella presentazione fatta da Giuliano (riportata qui sotto) da pag 16 a pag 20.
Nella presentazione ci sono 2 dati non commentati all’evento (il 22% ed il 46% indicati nelle coccarde a pag 19) e a fronte di alcune richieste pervenuteci via email, provo qui a tirare le somme complessive e ad inserire questi dati.
Allora, emerge uno scenario fortemente complesso, fluido ed in divenire della filiera dell’advertising in cui mentre per le aziende investrici è abbastanza chiaro il ruolo di ciascun attore, qualche frizione e mancanza di confini ben stabiliti tra attività e competenze di ciascuno è percepito tra gli attori stessi (per chi non si ricoda questo tema l’avevamo già trattato a dicembre nel post “Ofelee fa’ el tò mestee“). Inoltre vige il gioco dello “scarica barile” (così come con un termine aulico e fortemente accademico lo abbiamo definito nel capitolo 2 di Open Marketing) per cui ogni attore tende a vedere limiti negli altri come barriere all’implementazione di una compiuta strategia multicanale: mentre il 57% degli attori di filiera lamenta un’inerzia al cambiamento da parte delle aziende investitrici, l’elemento più interessante è che i limiti della filiera circa i centri media e le agenzie sono percepiti con percentuali più elevate dalla filiera stessa che dalle aziende investitrici.
Infine solo il 22% dei centri media percepisce un suo limite (rispetto al 54% della media totale) e la cosa più interessante è che il 46% delle agenzie creative percepisce il suo limite di ragionare spesso in ottica media specific, dato in linea con la media totale. (ecco svelato l’arcano di quei due numeri…)
Il tema è sicuramente interessante e continueremo a monitorarlo nei nostri progetti: la mia personale opinione è che emergerà sempre più un modello dinamico di alleanza fluide tra gli attori (ai tempi della tesi secoli fa…avevamo chiamato, con Stefano e Alessia, tali modelli “collaborative market”) in cui si differenzierà chi sarà capace di volta in volta di fare il capocordata avendo non solo la compenteza strategica di visione e di approccio ma anche di delivery operativo.
Voi cosa ne pensate?
Andrea Boaretto
Note di servizio post evento
Gli atti dell’evento sono i seguenti:
1. presentazione di Giuliano Noci:
2. liveblogging ufficiale dell’evento a cura di Max Carraro
3. video on demand, previa registrazione, fino al 31/07/09. Nel video sono presenti interventi di Giuliano Noci, Mario Abis, Massimiliano Magrini e Gianluca Spina.
4. alcune foto dell’evento: sono disponibili solo su Facebook, l’album ufficiale, altre foto ufficiali e l’album “il lato B dell’evento” (il titolo parla da solo…)
5. clipvideo dell’evento http://www.youtube.com/watch?v=5kFs37EzYjM
Il mio grazie va come sempre a tutte le persone che mi hanno aiutato in questa avventura: Simona, Lucio, Nicola, Francesca, Isabella, Sergio, Alberto, Sara, Elisabetta, Giada, Alessia, Cristina, Daniel, Alessio, Antonio, Mauro, Michele, Delia, Marco, Angela, Erica


1 commento
Io sono più estremo nelle mie previsioni e lo puoi vedere in questo mio post.
http://www.marsicano.com/
Il ridimensionamento della filiera a due soli player, inserzionisti e media, è già fattibile, e sarebbe un ottimo terreno per la ricerca unoiversitaria ma anche per le aziende del settore ICT che sono alla disperata caccia di qualcosa di nuovo da vendere.
Quello che immagino è un sistema dove gli spazi di pubblicazione (web, stampa) e i tempi di broadcasting (TV, radio) sia offerti (al miglior offerente?) on-line.
Così come on-line dovrebbe diventare l’ufficio marketing e comunicazione, vedi Nivea
http://www.drake.it/Press_Room/L%E2%80%99ufficio_stampa_di_Nivea_diventa_online_.htm
Il futuro sarà un ufficio Marcom che abbia una serie di cruscotti e sinottici con cui controllare, non solo la web reputation,
http://www.eweekeurope.it/news/drake-reputation-service–cosa-pensa-di-voi-la-rete–12877
ma qualsiasi altro segnale che possa impattare sul brand (vedi alcuni strumenti come Exalead che permettono anche di analizzare il parlato e quindi tenere sotto controllo le trasmissioni TV e radio).