Onestamente non mi piacciono titoli provocatori che sanciscono la fine, o meglio la morte di qualcosa. “Il Web è morto” sanciva Anderson qualche mese fa, ma anche Homer Simpson, come già detto da queste parti, una volta qualche tempo fa disse “Internet, is this thing still around?”.
Anche noi un paio di anni fa ci eravamo interrogati se Facebook avesse o meno tagliato le gambe ai blog e nei giorni scorsi, perchè eravamo presi della chiusura del nuovo libro “Mobile Marketing” che presto sarà in libreria, altrimenti la tentazione di dire ufficialmente “i blog in Italia sono morti” era molto forte.
In poche settimane, infatti, da quel poco che seguo io su quella che una volta si chiamava la blogosfera e ora non so come chiamarla, Friendfeed-sfera (già perchè le discussioni degli “addetti ai lavori” ormai avvengono solo qui, specialmente quelle più accese e che fanno casino) o Facebook-sfera (in quanto nonostante ai puristi di cui sopra faccia schifo poi alla fine tutti o quasi ripostano anche su Facebook sui propri profili e sui gruppi appositamente nati di cui mi sono trovato a far parte come ad esempio Indigeni Digitali), è successo di tutto, e ora provo a riepilogare (non proprio in ordine cronologico):
1. Luca Conti dichiara che bloggare su Pandemia non gli da più quel brivido erotico di una volta (Luca so che non hai scritto letteralmente queste parole, ma fa parte del mio gergo un po’ colorito per rendere l’idea…)
2. Stefano Quintarelli cade su una buccia di banana tirando in ballo a sproposito persone affette da sindrome di down
3. Milena Gabanelli di Report – Rai 3 parla dei social network ma mette in guardia circa la gestione dei dati personali ed il popolo delle Rete si ribella con prese di posizione anche molto forti, vedendo anche l’ultimo mito mediatico eclissarsi
3. Patrizia Pepe (lo staff del brand ovviamente) risponde per le rime sulla pagina ufficiale su Facebook a chi muove critiche sulla foto della modella anoressica e se la prende anche con qualche blogger/espertone che le fa un po’ la morale. Qui il post di Gianluca, l’unico un po’ ragionato e distaccato sul tema.
Dai fin qui sembra quasi una chiacchierata da bar in cui invece dei pettegolezzi sui VIP o sugli amici si parla di alcuni casi sulla Rete. Il concetto di chiacchierata da bar non lo cito a sproposito in quanto è proprio qui che volevo arrivare e come al solito elenco qualche punto di riflessione:
1. nei momenti in cui si pensa che il blog è morto, la Rete sta dando i maggiori segni di vita
2. tra blog, blogger e giornali, carta stampata e televisione, non vedo molta differenza, alla fine le notizie su cui creare can can hanno un substrato comune, il pettegolezzo e la volontà di fare polemica
3. sulla Rete abbiamo capito che vale un moralismo bacchettone e vittoriano legato al senso comune, tutti onesti e politically correct quando si scrive, e soprattutto guai a toccare la Rete come istituzione e come totem/semidio in quanto se la Rete si diffonde, tutti faranno più soldi
4. le conversazioni sono come le chiacchierate da bar, solo che verba volant e scripta manent, se anche un brand le ignora forse può essere una strategia per non dare peso al contributo di altri? co-creazione e apertura al contributo degli utenti implica il contributo di tutti o è possibile discriminare? (vi ricordate il mito del marketing one to one e della scelta dei clienti con cui avere una relazione o il mantra che su Internet i contatti si pesano e non si contano?)
5. chi sono gli influentials? Qualcuno mi dice che è ben orgoglioso di non far parte del popolo della Rete, quasi fosse una sorta di movimento o cricca di persone interessate o partito politico
Forse il vero tema è che non si tratta di conoscere “nuovi mezzi”, ma di avere a che fare con le persone e con le logiche di aggregazioni sociali che i “nuovi mezzi” cambiano, amplificano e rimettono in discussione (come sapete a me non piace parlare di social media, social media marketing, etc. ma di social network) e come spesso dico alle aziende ai corsi e seminari in cui parlo del tema (messaggio autopromozionale: in maggiorettifico il 27 giugno (a maggio faccio il corso su Mobile Marketing) faccio un one day sul tema e costo più di Charlene Li), “se non siete capaci, lasciate perdere, non ve l’ha ordinato il dottore” ma il che non significa di contattare uno o più espertoni ma di cambiare radicalmente il proprio modello di business, solo a quel punto i social network avranno un ruolo chiave tra i punti di contatto.
Andrea Boaretto


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