Qualcuno ha visto di recente i contenuti?

fabrizio 17 marzo 2010 Co-creazione, Multicanalità

Non so cosa ne pensiate, ma il dibattito sui vari reader mi appassiona sempre di meno (mi sembra di capire che tutto vogliono fare il proprio reader, forse anche Mulino Bianco ne ha in mente uno…), così come la scalata vertiginosa di Facebook alle classifiche dei siti più visitati (il folto gruppo degli scettici è già pronto a scommettere sulla transitorietà di questo successo) o altre techno passioni che, di volta in volta, divampano. Nel recente dibattito sui temi della digitalizzazione delle nostre vite e, più prosaicamente, della comunicazione mi sembra che l’enfasi si sia posta, di volta in volta, su qualche device o applicazione dalle caratteristiche salvifiche e sempre meno sulla necessità di riempire il nostro tempo digitale di nuove forme espressive e nuovi contenuti, senza i quali la Rete e le reti diventano un eco sempre più cacofonico di contenuti tradizionali presi dalle solite fonti o il vuoto di applicativi che servono a dire che sei vivo al resto del tuo network. Mi sembra che i lavori sulle diverse forme espressive dei blog e sul loro diverso valore e capacità di attrazione, piuttosto che sulle nuove forme della co-creazione si sia un po’ ridotto e che il tutto stia prendendo una deriva un po’ troppo tecnologica/facebookiana che non fa bene alla possibilità di creare nuovo valore tramite la rete. Mi piacerebbe avere una vostra opinione e se mi poteste segnalare qualche bel contributo sulla qualità dei contenuti negli ambienti 2.0, partecipativi e co-creativi.
Fabrizio Maria Pini

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6 commenti

  1. fabrizio scrive:

    Fornire un device, o per meglio dire un supporto, sexy ma totalmente privo di contenuti “innovativi” è proprio in antitesi a quanto sostenevo nel mio posto…D’altro canto, il caso delle biciclette mostra come un’apertura e, per certi versi, un’innovazione sui contenuti possa migliorare la qualità della relazione con i cliente e tra clienti. Il tema diventa ancora più interessante se si vuole passare dalla piccola scala, dal progetto piccolo, alla gestione di budget e progetti di maggiore importo…In questo caso, infatti, la tecnologie sexy non è più un sostituto adeguato dell’innovazione sui contenuti. Non vi pare?

  2. Mi aggiungo ai commenti a qualche giorno dalla pubblicazione di questo post per segnalare un’operazione di Panorama che mi lascia alquanto perplessa: l’inserimento di un video player all’interno del numero di Panorama in uscita il 26 marzo.

    In sintesi, si tratta dell’inserimento di un microschermo da 2.4 pollici –basato su tecnologia VIP (Video in print) di cui Panorama ha acquisito i diritti dalla società statunitense Americhip- che permette di mostrare fino a 45 minuti di contenuti, offrendo anche la possibilità di scaricare aggiornamenti da internet e caricarli sulla memoria attraverso un collegamento usb.

    Anche ammettendo che l’inserimento di un video su carta stampata potrebbe avere un suo perché, la mia domanda rimane: …e i contenuti?

    Beh, i contenuti di questo primo esperimento di Panorama saranno, cito testualmente: “L’iniziativa è stata realizzata attraverso la partnership esclusiva con la casa automobilistica francese Citroën e ha come protagonista la nuova vettura Ds3. Cinque saranno i canali visibili sullo schermo da 2,4 pollici, con interviste e minidocumentari dedicati al «making of» del modello, oltre agli spot che costituiscono la campagna pubblicitaria. Chi riuscirà a trovare una delle 10 mila copie speciali potrà anche scaricare nuovi contenuti dal sito ufficiale della Ds3: http://www.citroen.it.”
    Cerco di sintetizzare: uno “spottone” sulla nuova Ds3 della Citroën.

    A questo punto, quindi, mi chiedo: che senso ha, visti anche i costi dell’operazione, inserire un video player in un giornale per farne 45 minuti di pubblicità vecchio stampo? Non si poteva pensare a qualcosa di meglio? Di più rilevante per il lettore (che non è detto sia interessato ad un auto e tanto meno, in particolar modo, alla nuova Ds3)? Temo che in futuro, cioè passato l’entusiasmo e la curiosità per il numero del 26 marzo, il video player abbia poche possibilità di rimanere appealing per il lettore se continuerà ad essere meramente un contenitore di pubblicità creata alla vecchia maniera.

    Panorama presenta, e in rete attualmente circolano commenti in tal senso a supporto della rivista, il video player come un ulteriore passo –ovviamente positivo- di una strategia che punta a integrare la carta stampata con nuove tecnologie digitali. Ben venga, per carità, ma il punto rimane sempre quello: i contenuti. Che ci mettiamo dentro questo schermo?

  3. andrea scrive:

    commento di Mirko Soffia giunto per email

    Ciao,
    sono d’accordo sul fatto che spesso questi argomenti sono trattati da tecnici, e le persone faticano a percepire le differenze tra un social o un sistema ed un altro. Credo che le persone vadano coinvolte nel luogo dove loro stesse hanno scelto di stare e di conversare, e che in ogni caso esistano settori più coivolgenti di altri.
    visto che lo chidei, vorrei portarti un esempio che in questi giorni sto seguendo in maniera quasi emozionata questa piccola community di ciclisti, che su facebook sta davvero facendo venir fuori in maniera spontanea il valore di un brand, magari mi dai il tuo punto di vista.
    Questa è la fan page di wilier triestina (facebook.com/wiliertriestina), che produce bici da corsa, nata da un piccola idea di aprire una page su facebook, senza troppe pretese ma solo per vedere come la gente rispondeva, anche se è stata studiata con criterio.
    Troverete immagini di bici acquistate inviate dai fan, commenti, passione per la bici, apprezzamenti, folli dichiarazioni e semplici domande (di che colore si può avere la bici?)…

    Se pur nostro cliente, non seguiamo direttamente la pagina se non con qualche consiglio, tutto è gestito internamente, usando un pò del tempo di un ragazzo che segue il commerciale.

    Direi che l’investimento è stato davvero basso (qualche ora di formazione), ma il valore espresso da quei commenti spontanei è davvero altissimo. Prossimo passo? Cocreazione…sicuramente o qualcosa di simile. direi che potremmo tentare…

    ovviamente siamo di fronte a un caso particolare, in cui la passione la fa da padrona come motivazione scatenante, ma direi che per noi che abbiamo creduto in questo piccolo progetto, accompagnando il cliente nella realizzazione, e portando la cultura della partecipazione proprio dentro la sua azienda, sono delle belle soddisfazioni, magari piccole… ma belle.
    io continuo a evangelizzare, prima o poi… qualcosa succederà… certo occorre anche rimanere con i piedi a terra, e capire bene che non tutti gli interlocutori possono partire immediatamente.

    ciao
    mirko soffia

  4. Ciao, sono d’accordo, c’è molto rumore e poca sostanza, credo che ciò nasca da alcuni problemi di fondo:

    1) Non si ascolta: le aziende si gettano sulla comunicazione push senza sentire che cosa si dice su di loro in rete;

    2) Non c’è visione strategica (cfr. http://internetmanagerblog.com/2009/03/02/approccio-strategico-social-media-e-social-media-marketing/), si lavora molto a vista;

    3) In conseguenza di ciò la tecnologia non è adottata come mezzo ma come fine (cfr. http://internetmanagerblog.com/2009/03/23/che-tecnologia-di-social-media-dovreste-scegliere-dipende-dai-vostri-obiettivi/), facendosi prendere dalle mode.

    Nell’azienda in cui lavoro (COIN) cerco di usare i social media partendo da una strategia di dialogo e rapporto con il cliente, senza essere schiavo degli strumenti ma provando a sfruttarli nei modi più diversi. Non voglio giudicare io se ci riusciamo correttamente, ma secondo me questo è il modo giusto, naturalmente in presenza anche di competenze specifiche.

    Ciao

    Gianluigi Zarantonello

  5. Rk scrive:

    Per motivi di studio ho recentemente fatto un’analisi (all’acqua di rose) delle community online di arte contemporanea in Italia. Conoscendo la realtà “off line” di questa nicchia aggregativa, da sempre abituata a lottare con la volontà ed il proprio estro per ricavare qualche stentato riconoscimento, sono rimasto bloccato tra lo stupore e la delusione. C’è davvero poco d’interessante: interazione, esperienza, creatività sono esigue. Non parliamo d’integrazione e co-creazione: vere e proprie chimere. Chi ci prova sul serio (Undo.net) si specializza in sperimentazioni di iper-nicchia poco fruibili ne visibili. Strano!! Navigando tra i milioni di siti dei singoli artisti, gruppi creativi e (soprattutto) appassionati dell’ultima ora certo non ci si annoia: coinvolgimento, improvvisazione, libero pensiero (spesso trash) a piene mani. Cosa c’è che non va quindi nella dimensione network? E’ la tecnologia non fruibile? … il banale e colorito (aihmè in declino) myspace mi porta a dire di no. Il settore chiuso, autoreferenziale e competitivo? ..eppure le esibizioni e gli eventi aggregativi reali funzionano. Penso piuttosto si tratti della dimensione sociologica (?) della partecipazione e della co-creazione che, necessita di organizzazione, coordinamento, entusiasmo. Gia non è facile gestire relazioni e creare risultati elementari lavorando in gruppo dal vivo.. figuriamoci negli spazi criptico-virtuali. Ecco quindi che alla base delle community vi sono i driver più banali di conoscienza, visibilità, ed auto-espressione. Siamo ben lontani dal generare assieme contenuti di spessore. Scrivere pensierini su facebook è molto più diretto, spensierato, decisamente poco impegnativo.

  6. PierG scrive:

    Uno dei problemi penso sia che chi parla di questi argomenti è un ‘tecnico’ dello strumento quindi la discussione alla fine rimane su quanto FiendFeed sia più figo di FB, o quanto Buzz sia volgare rispetto al salvifico Twitter …
    E’ un po’ come quelli che pensano che l’integrazione tra i sistemi sia un problema tecnologico: il problema è che chi pensa a questi problemi è un tecnico che quindi troverà una soluzione tecnica … e quindi sbagliata :)
    Parola di tecnico :)
    PierG
    http://pierg.wordpress.com

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