Torno al blog dopo quasi un mese di silenzio (online) in cui in realtà continuo a fare coaching e corsi su come creare e gestire un blog, perchè e come essere su Facebook, ecc. tanto che se qualcuno dice che predico bene razzolo male avrebbe (quasi) ragione.
Nell’ambito di un ultimo corso per un grande gruppo editoriale italiano in aula abbiamo dibattuto se avesse senso o meno che anch’io parlassi qui dell’ormai arcinoto (per i consumatori reloaded che leggono anche gli altri blog di marketing, vedi Mini, DrWho, Mauro, i Ninja e guardano la televisione per analizzare gli spot e non per i noiosi programmi che girano…) caso de Nel Mulino che Vorrei. Alcuni partecipanti sostenevano che non ha senso (“i tuoi concorrenti ti hanno bruciato la notizia sul tempo”), altri che devo gridare a gran voce che un po’ è merito nostro (“due anni fa quando abbiamo parlato per la prima volta di co-creazione di esperienze multicanali avevamo solo casi internazionali – Fluevog, Freitag, ecc. – ora le imprese italiane ci stanno ascoltando e chi si muove è una grande azienda e un grande brand italiano”), altri che dovrei dare il mio punto di vista originale.
Provo a prendere l’ultimo suggerimento e mi chiedo in maniera volutamente provocatoria per vedere se Eugenio o Pepe rispondono anche a me:
perchè Barilla non ha creato il gruppo su Facebook come andrebbe di moda ora fare e magari sarebbe costato molto meno?
siamo sicuri che poi metteranno in pratica quanto dichiarano?
perchè negli spot televisivi (almeno quelli che ho visto e se non sbaglio legati ad un prodotto in particolare) non viene messo il link al sito?
perchè non sono previste altre modalità di partecipazione per le massaie che non hanno Internet?
come verranno misurati i risultati? numero di proposte ricevute? page view?
Nella ricerca dell’Osservatorio Multicanalità 2008 Barilla (Mulino Bianco) era stata classificata come “Vorrei ma non…Riesco!“, qualcuno chiede se a questo punto possiamo promuoverle a “Yes, we can!”, voi cosa dite?
Il Marketing Reloaded ormai sta inziando a diffondersi a diventare consapevolezza, servono ora visioni e appocci concreti di Open Marketing che portano il nuovo paradigma a piena realizzazione
Andrea Boaretto
p.s. Piccolo suggerimento: indovinate cosa manca ad una promozione con fornula piena?


4 commenti
…nel “IL MUlino che vorrei” c’ e’ un blog dove pero’ non si possono fare commenti….che senso ha?
Una delle promozioni di maggior successo dei nostri brand è stata, negli anni ‘80-90 (non ricordo esattamente le date) proprio quella di Mulino Bianco. Credo che nelle case delle famiglie italiane si trovino ancora i piatti bianchi con la farfallina, i mulini, ecc ecc. E’ stata indubbiamente una campagna – che oggi chiameremmo di comunicazione e allora si diceva di sales promotion – di straordinario impatto. Che ha messo addirittura l’azienda in difficoltà per la realizzazione dei materiali e la conseguente spesa (o almeno così circolava voce all’epoca).
Tempi cambiati.
Sicuramente per un certo target la “partecipazione” e il “divertimento” sono altrettanto e a volte più graditi di un piccolo premio con la raccolta punti.
Da parte dell’azienda, a mio parere, il “bottom up” è interessante in qualsiasi forma. C’è anche da dire che la ricostruzione della community da parte di Barilla incomincia ora: da quanto accennato in un recente convegno, mi sembra di aver inteso che tutto il file raccolto all’epoca delle famose promozioni ( migliaia, migliaia, migliaia di nominativi) sia andato perduto.
Sapete che cosa mi ha colpito? la possibilità di contattare il tutor con Skype. Questo mi sembra nuovo.
Inressante andrea,
Le domande che vengono poste mi sembrano importanti, ma il gruppo su facebook se pur molto interessante può far parte di una campagna di brand community più ampia, proprio come quella che Barilla ha iniziato con il Mulino che vorrei. Per esperienza al momento FB è una piattaforma di supporto ma che non risponde alle esigenze di engagement che richiede una community. Per farti un esempio mi viene in mente il caso Ferrero in Francia, dove il brand viene a malapena accennato. Il punto in cui si focalizza è rispondere ad un bisogno e dare una percezione del brand che si interessa alla famiglia e alla salute dei consumatori:
http://www.womarketing.netsons.org/marketing/503/ferrero-la-sua-promessa-in-una-social-community/
Un bel concorso?
Perchè negli spot non viene messo il sito?
1) chi fa gli spot non si occupa di web
2) chi vede la TV non va sul web (vedi la ricerca di GFK)