Se ne parla da più parti (e da 3 anni e più ormai) se e come coinvolgere attivamente il Ceo dell'azienda in attività di corporate blogging, in cui lui in prima persona ci metta la faccia: qualche caso c'è anche in Italia e ormai cominciano ad essere sempre i soliti di cui se ne parla a tutti i convegni (da Ducati all'amico di Berto Salotti, passando per il Gruppo Toscano).
Concordo con Gianluca (in bocca al lupo per la nuova avventura) circa la necessità delle aziende che vogliano approcciare la Rete con una strategia più ampia e vincente nell'ottica di un sistema integrato di relazioni interattive di farlo in prima persona e (non me ne vogliate, parlo soprattutto agli amici) le agenzie devono svolgere un ruolo di advisor e mai sostituirsi.
Fin qui tanta bella teoria (un po' di accademia mi scorre sempre nel sangue) ma proviamo a mettere il tutto in pratica; pongo qualche domanda:
1. avete presente il Ceo medio di un'azienda sia media sia grande e che non operi in contesti tecnologici o fortemente dinamici(cioè che non sia Cisco, Sun, Microsoft o Google per intenderci...)? Provate a descriverlo: indipendentemente dall'età, è spesso occupato a far quadrare i conti e ha un ansia spasmodica di controllo; quando comunica pesa ogni parola e si consulta con l'addetto stampa per tradurre alcuni concetti in un linguaggio comprensibile dai giornalisti (che si sa, capiscono quello che vogliono e scrivono quello che vogliono);
2. come può andare su Facebook o simili, crearsi un profilo e perdere tempo a rispondere ai messaggi in bacheca di amici e/o fan, quando sta facendo lotte contro i mulini a vento o editti bulgari per limitarne o vietarne l'uso ai propri dipendenti?
3. in quanto tempo pensiate che un Ceo possa rispondere in prima persona a commenti, segnalazioni, ecc.? Mi viene in mente una scena del film "una settimana da Dio", in cui il protagonista nei panni di Dio non riuscendo a far fronte alle milionate di preghiere quotidiane ricevute, fa un bel rispondi a tutti "si" e poi succedono casini mondiali ingestibili...
4. perchè un Ceo dovrebbe rispondere in prima persona a clienti o presunti tali sui social media quando spesso ignora bellamente le email di un suo dipendente e collaboratore o manco lo riceve?
5. e se nessuno commenta o il numero di fan su Facebook non crescono perchè c'è poco valore da comunicare o non si scatenamo dinamiche virali, quale direttore marketing si assume tale responsabilità? (magari il Ceo è pure vanitoso)
Forse, come sempre, faccio troppe domande ma i dogmi organizzativi sono ancora una forte barriera all'Open Marketing nella sua totalità (non solo per la parte di social media): occorre un ripensamento complessivo del modello di business e di relazione con il network di valore nella sua totalità, altrimenti meglio stare lontani da questi aggeggi approcciati in ottica tattica e di strategie emulative, possono solo che fare male (io ora rischio e creo la pagina fan di Open Marketing su Facebook).
Andrea Boaretto
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